Archivi autore: Giorgio Jannis

Incontri del quarto tipo e mezzo

Negli Urania e nei racconti di fantascienza in generale, soprattutto anni cinquanta e sessanta, si parla spesso di prelievi umani.Ovvero, gli alieni arrivano e si portano via qualcuno per capire la nostra biologia e soprattutto la nostra cultura, perché sono in grado di saggiarci il cervello e comprendere quindi le nozioni e il senso del pensare umano, attraverso una sola persona.

In fondo, un Umana rappresenta tutta l’Umanità, su un astronave aliena o su un altro pianeta.

Ma secondo me i tempi sono cambiati: adesso mentre sono ancora comodamente al largo dell’orbita di Venere già possono percepire onderadio, canali satellitari, tutto internet.
Quindi se proprio han bisogno anche di dati di prima mano sulla biologia umana, vengono giù e ci rapiscono, sennò ripartono e vanno su un altro pianeta – spesso gli alieni che ci vengono a controllare sono i tirocinanti delle facoltà di Antropologia o equivalenti, delle varie sedi del Consorzio Università Galattiche; i nostri dati biologici li conoscono da millenni.

Questo significa che adesso che c’è Internet gli avvistamenti UFO diminuiranno.

Perché scendere a terra, consumando combustibile per le manovre nell’atmosfera?
Stando sulla Luna a bere un drink fanno un backup in wireless di tutto Internet terrestre, lo mettono sulla loro pennetta usb (che rimane ovviamente semivuota), oppure lo trasmettono direttamente al Database Galattico (ma allora perché non se ne stanno a casa loro, e ci backuppano da remoto? Per me anche la tecnologia aliena ha un limite).

Scopitone vs. MTV

Ecco un recupero tecnologico.

Sapevo degli Scopitones già da anni, ma la prima volta che trovai del materiale in rete avevo il modem a 56. Venti mega di .mov erano sempre impegnativi.Sì, perché mia intenzione era scaricare i video, ovvero le copie digitalizzate dei filmini su pellicola che allora, nei primi anni ’60, venivano visualizzati dentro questo videojukebox diffuso nei bar soprattutto francesi, ma anche americani.

Cioè, ragioniamo: un videojukebox con dentro delle pellicole? A colori, 16mm, con anche un buon audio su banda magnetica? Ma che meraviglia! Vuol dire trovarsi di fronte a buona documentazione dei primi anni sessanta. Che infatti gorgheggiano twistettando allegramente, come anche in Italia in quegli anni su Scopitone o CineBox finivano tutti questi qui, e insomma si potevano guardare in faccia gli idoli musicali, studiarne le mosse(ttine), farsi già rapire da ministorie videoclip, spesso trucide o blandamente sexy, con i balletti e i bikini e le pistole.

Mi verrebbe da pensare alla grammatica visiva e filmica di MTV, ai meccanismi di creazione delle icone pop.
Avere vent’anni nel 1960, in Italia. Chissà com’era, chissà che poco traffico sulle strade bianche, e il silenzio ancora di un mondo agricolo.

Se avete Quicktime potete subito apprezzare la pericolosissima intramontabile Joi Lansing cliccando qui mentre interpreta “The Silencer”, oppure qui su YouTube, nel classico “Web of Love”.
Un altro classico: Nancy Sinatra con i suoi stivali fatti per camminare, in un video minigonnato della seconda metà sessanta. Un po’ di twist? Una BeBopALula francese (sempre un po’ ridicoli, i francesi)? Jane Morgan in “C’est Si Bon” con molti reggicalze? E c’è anche un bel pezzone sixties di un gruppo sconosciuto, con l’assolo di organo qui. Il mio anno è un giorno.

Scopitones.com
Bedazzled

Pratiche culturali emergenti

La parola inglese /media/ si pronuncia /midia/, e altro non è che la contrazione di /mass-media/.
Non è latino: è inglese.
Se in latino /medium/ e /media/ significano “mezzi”, di sicuro non significano mezzi di comunicazione di massa, per banali motivi di storia della tecnologia. Punto.

Gli anglofoni (come accade in tutte le lingue) hanno formato una parola con un prestito linguistico in questo caso dal latino e hanno dato a questa nuova locuzione il significato di “mezzi di comunicazione”; inizialmente il gioco era più esplicito perché /mass/ faceva ben comprendere il riferimento, ma in ogni caso se parlando intendo dire “mezzi di comunicazione (di massa)” e utilizzo la parola /midia/, sto introducendo un anglicismo nella lingua italiana, perché il significato che intendo veicolare fino alla rappresentazione mentale dei miei interlocutori è quello attribuito dal codice linguistico della lingua inglese, non quello del latino.

Stabilito questo, mi prendo un appunto di un bell’articolo di Robin Good, il quale riporta un aticolo di Henry Jenkins Director del MIT Comparative Media Studies Program, sul profondo intersecarsi storico e sociale di nuove possibilità mediatiche (non scriverò altre righe per spiegare perché /mediatico/ è una nuova parola italiana) e di nuove forme di essere della collettività umana.

Il panorama dei New Media possiede queste caratteristiche:
è innovativo
è convergente
è “everyday”, quotidianamente presente
è appropriativo
è “in network”
è globale
è generazionale
è diseguale

L’esplosione delle nuove tecnologie alla fine del 19° secolo ha portato allo sviluppo di un periodo di auto-coscienza che ora chiamiamo modernismo.

Il Modernismo ha avuto un impatto su tutte le istituzioni esistenti, ha modificato tutte le forme di espressione artistica, ed ha dato vita ad una serie di cambiamenti il cui impatto possiamo notare ancora oggi.

Come il Modernismo anche i new media odierni danno vita a nuovi esperimenti sociali ed estetici. L’antropologo Grant McCracken ha descritto il momento presente come una “plenitude,” culturale rappresentata dalla possibilità di scegliere tra numerose opzioni.

McCracken afferma che la “plenitude” emerge perchè le condizioni culturali sono pronte per il cambiamento. Le tecnologie new media hanno diminuito le barriere di accesso ai mercati culturali mentre le istituzioni tradizionali perdevano la loro influenza.

Il risultato è stato una diversificazione della produzione culturale. Ogni nuova tecnologia promuove diversi utilizzi di sè, ispira risposte estetiche differenti da parte di differenti tipi di comunità di utenti. Queste trasformazioni promuovono nuove espressioni sia da parte del singolo che della collettività.

Interessante questa idea del momento di “plenitudine” (ahh, quanto piace agli americani parlare in latino, avete notato?) in cui stiamo vivendo, una situazione di pienezza potenziale percepibile appena sotto la superficie dell’attuale panorama mediatico mondiale, da cui inesorabilmente discenderanno nuove forme di collettività e nuovi processi sociali, nuovi discorsi con cui gli individui e i gruppi e le organizzazioni esprimeranno sé stessi e la propria idea di mondo, lo sgorgare del senso.

Media: Le Caratteristiche Dell’Universo New Media – Robin Good’s Latest News

Generazione morale

Segnalo un post disperato e un po’ romantico, anzi no… alla fine una speranza c’è.

E non si tratta nemmeno di lodare i tempi che furono oppure giocare a “Signora mia, non ci son più le mezze stagioni” da cui peraltro discende come corollario che “non ci sono più le mezze maniche”.

E ho intenzione di dirlo seriamente: qui è tutto marcio. L’Occidente, l’Italia, i valori, le norme, la Scuola, l’Impresa, l’Amministrazione. Ma non è poi così grave… in fondo è un sistema che si evolve, una muta, un rinnovamento “naturale” dei paradigmi culturali su cui sono incardinate le epoche storiche.
Quello che è grave sono le risposte culturali a questi macrofenomeni di cambiamento sociale. E se diciamo cambiamento, diciamo ansia da cambiamento, nelle organizzazioni e nei gruppi e negli individui. E se percepiamo il cambiamento come ansiogeno, scattano delle difese, irrigidimenti, nevrosi, attacchi e fughe, valvole di sfogo.

Non serve molto indagare le cause del mutamento sociale: credo sia sufficiente per iniziare il ragionamento prendere atto dell’accelerazione del mondo a partire dalla metà degli anni ’70 (sistema dei mass-media, telematica, sistemi di grande distribuzione commerciale, passaggio al terziario), che altro non è che il primo vagito di una finalmente raggiunta globalizzazione mediatica, con il Web.
La differenza sul piano dell’espressione è data quindi da un tratto soprasegmentale, l’improvvisa accelerazione del ritmo del discorso tenuto dall’Umanità a sé stessa, ovvero il suo stesso vivere su questo pianeta, discorso che alcuni chiamano storicamente Progresso.

Ed il nuovo ritmo dell’Umanità non può essere facilmente ingabbiato nelle solide ma lente categorie della socialità concepite e create secoli fa.
Molte delle istituzioni sociali che abitano la nostra vita (banche, la democrazia come meccanismo tecnico per gestire il potere, università e scuole, il settore giornalistico, ma praticamente quasi tutto) sono state inventate da Umana senza il telefono, per non dire senza treni, per non dire senza la posta, per non dire senza la stampa, e tuttora con la stessa struttura magari un po’ rabberciata agiscono in un mondo fatto per esempio di pubblicazioni in formato audiovideo da parte di chiunque verso tutti gli abitanti del pianeta (YouTube).

Non può funzionare.
Sento spesso sindaci o dirigenti scolastici dire “qui salta tutto”. Si è giunti ad una percezione diffusa secondo cui il sistema è talmente un colabrodo che è inutile cercare di mettere delle toppe, bisognerebbe riprogettare tutto, re-ingegnerizzare tutto, avere il coraggio di fare un social designing radicale; ma è un’opera immane.
Di certo però se continuo a vedere un solo grande problema non lo risolverò mai: meglio sarebbe suddividerlo in problemi più piccoli e affrontarli uno per uno, con coraggio.

E riguardo al problema della scuola, dei telefonini, del sesso che in questi giorni ha interessato la cronaca, io spero che mai quelle insegnanti delle scuole primarie o delle medie che frequento per lavoro, quelle per intenderci che assomigliano un po’ a Lina Volonghi o a qualche altra sioretta a vostra scelta, vengano a sapere cosa fanno con le webcam e con i telefonini i sedicenni di oggi, la prima generazione mai vissuta che abbia appreso la sessualità da Internet, visto che a tutto il 2006 né la famiglia né la Scuola sono culturalmente in grado di offrire qualcosa di più che ipocrisie cattoliche e pseudoscientificità e moralismi ignoranti.

Quello che bisognerebbe dire è che tutti noi scopiamo allegramente dai quattordici anni in poi (e se sono responsabile di uccidere qualcuno col motorino sono anche responsabile di mettere al mondo una creatura), quindi bisognerebbe creare delle istituzioni sociali – palestre, scuole di affettività, sessuologi, nicchie nel pubblico e nel privato – dove vengano passate ai giovani alcune competenze su come farlo al meglio, con soddisfazione, con consapevolezza etica, con considerazione delle implicazioni emotive, con conoscenza dei risvolti scientifici della fisiologia umana, con una valutazione sana delle relazioni interpersonali.

Ma si tratta di un mondo completamente diverso da questo in cui viviamo. In questo momento, agitandoci nelle vecchie gabbie culturali non più adeguate ai tempi, come possiamo credere, o noi adulti, di poter insegnare qualcosa ad un diciassettenne dai comportamenti tipicamente felicemente masturbatorii, che da quattro anni si diletta ogni giorno scandagliando centinaia di directory porno dedicate ai video BDSM e all’anal più spettacolare?
E’ impossibile non imbattersi nel porno, anche senza volerlo: il diciassettenne di prima può trovare in cinque minuti tante immagini e film porno quanti io ne ho visti in tutta la mia adolescenza. Lui vive la normalità, tutti i suoi amici lo fanno. Anche le sue amiche lo fanno, che poi si dilettano a roteare amabilmente il sedere davanti alla webcam e poi si autopubblicano su YouTube o PornoTube oppure si spediscono i filmati come MMS sui telefonini e li guardano sull’iPod del compagno di banco. Sono cresciuti con la televisione, diventano parte attiva della società pubblicando su web… non sono come noi, ed il mondo è loro, a loro e alla loro generazione, la prima “nata in Internet” toccherà dar senso a questo epocale cambiamento culturale provocato un’altra volta, dopo Gutemberg, da una modificazione dei supporti per la circolazione di informazioni.

La mia generazione, dai trenta ai cinquanta, ha scoperto e colonizzato un Nuovo Mondo, costruendo in un fare cieco (senza mappe) le prime strade e le prime istituzioni del Web, perlopiù mutuandole da entità pre-web. Sono fatto di libri, mi esprimo in un nuovo linguaggio con vecchi contenuti, perché non sono nato dentro questo nuovo linguaggio, come i diciassettenni.

E dovrei svolgere una funzione genitoriale, senza sapere nulla sul mondo di mio figlio?
Posso insegnanrgli ad andare in bicicletta, perché io ho imparato ad andare in bicicletta da mio padre. Come posso insegnargli a navigare in Internet, se non l’ho mai fatto?
E io dovrei normare ciò che non conosco, né posso pensare nei suoi significati per me imprendibili? Che ridere.
E a questo cambiamento a cui non posso opporre nulla, che mi sgomenta e mi mette ansia, rispondo con censura e chiusura, perché sono impaurito e mi sento minacciato? Che ridere.

La mia generazione ha un compito immane da svolgere: traghettare il Mondo 1.0 dentro il digitale, salvando il passato nel futuro, come un’Arca Digitale in cui trasportare l’Umanità e i suoi significati sopra le onde del Diluvio Telematico (banalmente, l’arrivo del web) fino all’approdo ad una nuova civiltà. Dobbiamo consegnare un mondo che nessuna generazione precedente ha mai visto, e per quanto riguarda questa generazione attuale questa affermazione è un po’ più vera che in tutti gli altri casi fin qui accaduti, di passaggio di consegne generazionale.

Chi vivrà vedrà, e credo ne vedrà delle belle. Come quegli Umana nati a luce di candela e morti spedendo una videomail.

Link per adulti sui nuovi comportamenti sociali legati al porno amatoriale: http://realcore.radiogladio.it/
del sempre ottimo Sergio Messina.

Angela esiste?: Degrado
Andavo a scuola ed era già degrado: insegnanti frustrati e spesso vili, ragazzi malati di troppo e troppo poco motivati per vivere. Da insegnante scoprivo che i ragazzi erano anche ammalati di abbandono in luoghi tristi e sciatti che dovevano rappresentare il loro quotidiano (quel colore statale verde-acqua grigia dall’intonaco senza più coraggio di restare fisso sulla parete e i bagni -latrine di alcuni licei, lo stesso colore e lo stesso anonimato degli ospedali e delle asl!) con famiglie distratte, travolte dai bisogni smisurati che la civiltà contemporanea produceva a livelli industriali, famiglie senza più orientamento.

Storia della VideoCamera

Appunti per una cultura visiva (in inglese, ma interessante pure questo).
Curioso anche leggere cosa Nam June Paik o altri artisti ’60/’70 della VideoArt prevedevano per il futuro, nell’intersecarsi di media diversi e comportamenti sociali.

History of Camcorders

er, and then send it off to be developed. When you got it back in a week or so, you had to pull out your 8mm film projector and set it up in front of a big blank white wall or set up a projection screen. Then after threading the film onto the reels through the pr

 

 

Ri-mediare

Tutti quelli con più di 55 anni hanno un compito importante, anche se dichiarano di non saper/voler usare il computer e la rete.Devono infatti fare la loro parte nel grande Gioco della Digitalizzazione, decidere cosa salvare nell’Arca Digitale, cosa rendere disponibile nel futuro, quali contenuti culturali meritano assolutamente di sopravvivere al Diluvio Telematico (banalmente, l’avvento del Web).

Tutta la mia generazione, diciamo quelli dai 25 ai 55 anni, ha invece il compito di tracciare il solco delle centuriazioni, ha da essere geometra, e mi vien da dire en passant che il vecchio Platone potrebbe tornarci d’aiuto… Come la scritta sulla porta dell’Accademia: “Non si entra qui se non si è Geometri” fa ben comprendere l’approccio teorico, e infatti non ci sono misurazioni negli Elementi di Euclide, l’altra formula di Platone, “Dio è un perpetuo Geometra”, è senza dubbio a doppio senso, e si riferisce insieme all’ordine del mondo e alla funzione mediatrice del verbo.

Insomma, l’apparizione della geometria in Grecia è la più sfolgorante delle profezie che hanno annunciato il Cristo – Simone Weil, Intuizioni precristiane – oppure il Web, direi io, che comincio a pensare che sia la stessa cosa. Con forse la differenza che il Web è il pensato dell’Umanità, Dio è invece il pensabile, ma visto che non si dà l’uno senza l’altro – a meno di rimuovere questa muffa superficiale di Umanità dalla faccia del pianeta – non ha senso una rappresentazione dualistica, molto meglio considerare pensiero e mondo come stesso identico fenomeno. Si tratta di oggetti pensati: ma quali categorie e sensibilità guidano la percezione e la concezione di questi oggetti? Siamo ancora Umana di un mondo agricolo o industriale? Cosa se ne potrebbe fare Leonardo da Vinci del concetto di Bancomat?

Tra parentesi – così anziché metterle le nomino – vi dirò che devo smetterla di aprire digressioni dentro i post, sennò toccherà inventare i feedRSS specifici per seguire non solo i post, ma anche le digressioni dentro i post.

Moral della morale, la mia generazione di pionieri colonizzatori sta tracciando le prime strade, edificando i primi luoghi pubblici online della collettività, sta conferendo al Grande Cambio Paradigmatico Epocale (dall’invenzione CERN del www in avanti) il significato tutto umano dell’abitare i luoghi, inventare i paesaggi, gestire i territori.

Con quale cultura? Quella del Mondo 0.1, prima delle tecnologie mediatiche (il telegrafo, innanzitutto), che vede ancora il mondo come luogo in cui reperire risorse con scarsa considerazione ambientale e produrre beni, in un’ottica prettamente Industriale? Oppure riusciamo almeno a metterci nella prospettiva post-industriale di un mondo liquido, dove la velocità delle informazioni e l’attenzione ai servizi alla persona concentra l’attenzione sull’immateriale?

La mia generazione è fatta di libri, ha vissuto le sue emozioni più forti (prima dei dodici anni) in un mondo poco o punto popolato da oggetti telematici, e come sempre accade nella storia dei media le nuove possibilità espressive, i nuovi modi per veicolare visioni culturali si nutrono inizialmente dei vocabolari predisposti da media più anziani, ricalcandone i codici comuicativi.

Lo abbiamo visto nel passare dal teatro al cinema, dal cinema alla televisione, dalla televisione a internet: noi siamo quelli dell’ultimo traghetto.

Per quelli sotto i venticinque anni il problema non si pone, loro sono Abitanti autoctoni dei nuovi territori digitali, ci sono nati dentro (grazie all’ecografia anzi sono digitali-zzati prima ancora di nascere) a loro toccherà viverci dentro tutta la vita e cominceranno sensibilmente a divergere da noi, essendo il germoglio di una nuova modalità dell’essere Umana.

Come vorrei poter leggere tra cento anni le pagine di un nuovo filosofo, che ristabilirà il senso profondo dell’EsserCi e dell’aver cura del territorio anche digitale (sì, anche e soprattutto con una comprensione epistemologica profonda della Cultura Tecnologica, caro H. esistenzialista tedesco) e del linguaggio e dei nuovi linguaggi come luoghi di Abitanza.

Noi dobbiamo ri-mediare.

Nel senso di correggere gli errori provocati essenzialmente dalla televisione (non come strumento in sé, ma dalla mancanza di conoscenza e cultura sugli effetti e sulle implicazioni etiche e sociali di un massmedia nato cinquant’anni fa, eppure ad esempio mai raccontato a scuola nelle sue proprietà di modificare il mondo attraverso la modificazione delle credenze e delle opinioni deli Umana… a quanto pare non si ritiene formativo dare agli allievi qualche nozione di grammatica dei media, condurre delle analisi del messaggio televisivo, proporre degli approcci di Media Education, ignorando bellamente il fatto che la formazione dell’identità personale di ognuno di noi è largamente costruita su modelli e valori veicolati da mezzi di comunicazione di massa) e farci consapevolmente carico di questo nostro obbligo storico e generazionale di essere i primi colonizzatori di un Nuovo Mondo che vuole essere narrato e costruito tutto dentro un Nuovo Linguaggio, un Nuovo Media, ovvero il Web, con la consapevolezza di aver a che fare con nuove forme di realtà, costruendo case e strade e piazze per la città che abiteranno i nostri figli, nel Mondo 2.0.

Mettete infiorescenze nei vostri cannoni

Israele, uno spinello per la pace dall’università una proposta shock – esteri – Repubblica.it

Marijuana e hashish come soluzione per placare arabi e israeliani risollevare l’agricoltura dello stato ebraico, colpire Hezbollah Israele, uno spinello per la pace dall’università una proposta shock

Israele, uno spinello per la pace dall’università una proposta shock

GERUSALEMME – La pace in Medio Oriente rimane un miraggio? L’università di Gerusalemme suggerisce la strada da percorrere per realizzare il miracolo: marijuana e hashish.
Qualche giorno fa nella prestigiosa Beit Mayersdorf del campus universitario del Monte Scopus (Università di Gerusalemme) è stato indetto il primo convegno sul ‘Joint israelo-arabo per la questione della politica della pace e degli stupefacenti in Medio Oriente’.
Nella ricerca della pace, è stato sostenuto, la marijuana e l’hashish possono quello che non hanno potuto decenni di sforzi diplomatici. Dopo aver constatato che “gli abitanti di Israele sono un esempio eccellente di una società coinvolta in un conflitto permanente” e che la stessa Gerusalemme, distesa ai piedi del Monte Scopus, “rappresenta l’essenza del conflitto”, gli organizzatori hanno cercato di dimostrare che la speranza in un futuro migliore risiede nella pianta della cannabis, “un fattore che accomuna le Nazioni e i popoli della Terra”.
Nel tentativo di dare un’impostazione pratica al dibattito accademico, hanno anche affermato che proprio la legalizzazione delle droghe leggere dovrebbe dare un impulso al processo di pace. Ignorato dai grandi mezzi di comunicazione e delle televisioni nazionali, il convegno ha invece attirato l’attenzione di un pubblico eclettico fra cui si notavano studenti di aspetto serio che in extremis avevano deciso di saltare le lezioni nella vicina facoltà di Giurisprudenza, misti a cinquantenni usciti in apparenza dal campus di Berkeley negli anni Settanta. I
n questa atmosfera stimolante ha preso la parola Boaz Wechtel, il leader del Partito Alè-Yarok (foglia verde) che per tre volte si è presentato alle elezioni alla Knesset, riportando risultati numericamente trascurabili.

Secondo Wechtel ci sono almeno tre argomenti vincenti per indurre israeliani e palestinesi se non proprio a fumare assieme il Calumet della pace, come nei film western, almeno a farsi uno spinello assieme.
In primo luogo, afferma, la legalizzazione delle droghe leggere in Israele significherebbe infierire un duro colpo a chi (come gli Hezbollah libanesi) traffica in stupefacenti per finanziare la propria lotta armata e il terrorismo.
In secondo luogo, estese coltivazioni di cannabis risolleverebbero le condizioni degli agricoltori israeliani, che negli ultimi anni hanno conosciuto solo amarezze e recessi. I
n terzo luogo, di questo il Partito Alè-Yarok è profondamente convinto, il consumo di hashish e marijuana rende le persone meno aggressive, più mansuete.

In questa lista, che si presenta al pubblico come una formazione dedita al dialogo per la pace, non mancano gli attivisti arabi. Alcuni di loro, pur menzionati come oratori dal programma distribuito dagli organizzatori, hanno tuttavia dato forfait.
Un anno fa, quando Alè-Yarok presentò la lista dei propri candidati, la polizia israeliana compì subito perquisizioni negli appartamenti di due esponenti arabi, uno dei quali fu anche arrestato. Un episodio che ha lasciato il segno e che ha indebolito la disponibilità ad esporsi. Alè-Yarok sa che la sua è una battaglia di pochi contro molti, che richiederà tempo e determinazione. Dopo il “picnic alla marijuana” organizzato a maggio a Tel Aviv e dopo il convegno di Gerusalemme su “pace e stupefacenti in Medio Oriente” è necessario organizzare adesso nuove iniziative che riescano a prevalere sul carattere sostanzialmente conservatore di israeliani e palestinesi. (28 ottobre 2006)

Identità in Rete

Sì, un’altra lista.
Ogni giorno nascono nuove idee per il web, e diventa seriamente un problema seguire tutte queste novità e non solo leggere e capire ma anche registrarsi e smanettarci un poco per capire bene.

Vediamo un po’… cosa serve oggidì ad una gentildonna o a galantuomo sul web?
Direi un luogo startpage da cui irradiare identità, tipo ClaimID o Facebook, dove sia possibile pubblicare e condividere collaborativamente documenti multimediali organizzati in categorie o descritti da tag, dove sia facile stabilire contatti interpersonali favorendo la ricerca mirata e l’interazione, con una grafica almeno parzialmente personalizzabile, un luogo che sia utile a chi lo gestisce e a chi lo frequenta.
Parliamoci chiaro: ognuno di noi viene chiamato ad allestire e caratterizzare il proprio avatar, se ci concentriamo sulla persona, oppure il proprio spazio di vita, se ragioniamo sulle attività.
Ah, il valore dell’aggettivo social
Pensate a Beppe Grillo: tutto ciò che vi è venuto in mente in questo momento è una collezione di sentimenti che poggiano su oggetti culturali da voi fruiti nel corso del tempo: Grillo a Domenica in, telodòioilbrasile, sanremo, opinioni, scandali, discorsodicapodanno, teatro, fotografie, scritti, blog, sito, insomma tutto quello in cui vi siete imbattuti.

Domani andrò a visitare la casa online di un mio amico, o di BeppeGrillo, e tutto ciò che vedrò e con cui interagirò mi darà una rappresentazione della persona, un po’ come oggi mi faccio un’idea di qualcuno leggendo i titoli dei libri che tiene in salotto e le fotografie sulla credenza e i dipinti sulle pareti e la scelta delle stoffe per i divani e l’arredamento e i vestiti che indossa e come parla o scrive o filma.

Credo che occorra un centro identitario.
Meno dispersione. O perlomeno almeno un centro identitario, e poi tutte le altre cose che facciamo quotodianamente su web. Ma ci penserà Google, tranquilli.
Vedo anche sempre meno nick sul web, sempre più nomi e cognomi veri. Necessità di riconoscimento, visibilità, Mondo e Web coincidono.
Non invento più identità altre, ma allestisco la mia come un nodo della rete. Chi è su Web da dieci anni è portato ora a radunare le facce e le tracce e i frammenti disseminati in giro, a rivendicare identità, a consolidare un io liquido.
Il Mondo vive nel Web, ed il Web vive nel Mondo: siamo nel biodigitale.

Software Development in the Real World: Best of the Best Web 2.0 Web Sites

La brava ragazza

Welcome to my BLOG & VLOG! I’m Erika Lust, founder of the adult audiovisual production company Lust Films, sex culture expert and journalist. I’m also Master in Political Science, specialized in Feminism, and I’m a contributor to broadcast, print, and online venues. In 2004 I produced and directed THE GOOD GIRL, a worlwide acclaimed indie-porn short film for women.

Così si presenta Erika Lust, scovata da Softblog chissà dove.
Il suo blog è proprio simpatico, mentre il film d’amore per un pubblico femminile, da lei diretto, è delizioso.

LUST FILMS – NEWS

Internet Killed the Video Star

Dovrei mettermi a fare una ricerca, perché tutto ciò che so è che i Future Sound of London divennero famosi per aver condotto per primi un concerto via ISDN, e sarà stato il 1996.
Sicuramente ci saran stati degli esperimenti prima e normale prassi poi per scambiarsi i loop via FTP e costruire musica a distanza; ricordo anche che Beck e Robert Miles già anni fa mettevano a disposizione le tracce dei loro pezzi, affinché venissero rimixate da chiunque e rispedite sul sito, ben prima di Byrne e Eno che quest’anno si son vantati di essere i primi a rendere disponibili i file audio originali del loro My Life in the Bush of Ghosts (peraltro disco noiosetto, eppur incredibile precursore di almeno dieci anni nella concezione musicale e nei suoni).

Ora siamo arrivati a fare musica a distanza, in video.
Un tipo e una tipa hanno aggiunto una chitarra elettrica e un basso alla cantatina iniziale del tipo con l’acustica, e si sono pure ripresi in video mentre eseguono le parti aggiunte, così l’ultimo ha riunito i video formando un gruppo virtuale di persone che non si sono mai viste, che non hanno mai soggiornato nella stessa stanza scambiandosi ormoni e batteri.

Il titolo è giusto, richiama “Video Killed the Radio Star” dei Buggles (quanti gruppi si sono richiamati ai Beatles per il nome?) di Trevor Horn che fu una canzone “spartiacque epocale”, additando un cambiamento radicale nell’industria musicale e culturale, provocato dall’invenzione del videoregistratore, come la canzone stessa sottolinea.
Ma se nel 1980 cambiava il media di riferimento, qui cambiano i modi di produzione dei contenuti culturali, dove tre sconosciuti senza particolare strumentazione tecnologica possono produrre e distribuire worldwide materiale audiovideo realizzato collaborativamente a distanza.

YouTube – ClipBandits – “Internet Killed the Video Star”

Operazione Nostalgia – The Connells ” ’74 ’75”

Sarà stato il 1993. Mi piaceva il video, mi diede una prospettiva sull’invecchiare.

I Connells potrebbero rifare la canzone e il video, e mettere sempre la stessa gente che si è diplomata nel ’75, che ha accettato di partecipare al nel ’93, e continuare con la mappatura della vita ora che son passati altri 13 anni. Tanto sono avatar, vivono di vita propria nei mondi mediatici.
Persone incredibili, quelle del video: hanno una consapevolezza nello sguardo encomiabile.
E’ tutto frutto dell’Operazione Nostalgia, certo.

Raccontamela giusta

Ben takes a photo of himself everyday

Sì, buonanotte. Qui siamo già oltre.
Anzi, questo video segna la nascita di un nuovo genere cinematografico, quello caratterizzato dall’espediente “un fotogramma al giorno”, come solo poche settimane abbiamo avuto modo di apprezzare sui nostri schermi, su YouTube, dove c’era quel tipo che per ben quattro anni (sì?) si era fatto una foto al giorno e poi le ha messe tutte in fila in un video.
Però Ben qui mette in scena tutta una vita romanzata in questo stile peculiare, indicandolo quindi (lo stile) proprio con lo stesso atto dell’infrangerne le regole (mentendo spudoratamente)(uff).

Sono dentro youtube, non posso taggare: mi succederà qualcosa?